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TFF36 Il mangiatore di pietre: recensione

Il mangiatore di pietre è un film freddo. Non solo perché è ambientato ai piedi delle alpi piemontesi, dove la neve e il vento sono talmente taglienti da perforare la pelle e giungere direttamente nelle ossa. Né perché la storia dei personaggi dell’opera di Nicola Bellucci si addentra in passati in carcere e omicidi presenti. Il mangiatore di pietre è un film freddo perché poco lascia allo spettatore che si ritrova a viverne il racconto, lontano dagli eventi e da questa sorta di noir montano, che nulla ha da impressionare se non per la natura rigida e ostile in cui è nato.

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IL MANGIATORE DI PIETRE


Achab Film

Nata negli anni '90 dall'esperienza di Enzo Porcelli, già affermato produttore, la Achab Film, ha focalizzato la sua attività nella produzione di cinema europeo d'autore. Enzo Porcelli aveva già prodotto nel 1982 il primo film di Gianni Amelio: "Colpire al cuore", nel 1992, insieme ad Angelo Rizzoli "Il ladro di bambini" ed insieme a Mario e Vittorio Cecchi Gori nel 1994 "Lamerica", i due film più famosi e premiati di Gianni Amelio. Nel 1997, insieme alla Fandango, ha realizzato il film "Le mani forti" regia di Franco Bernini.
Aveva prodotto molti film di Marco Bellocchio: "Il gabbiano" (1977), insieme a Silvio Clementelli "Salto nel vuoto" (1980), poi "Vacanze in Val Trebbia" (1981), "Gli occhi, la bocca" (1982), "Enrico IV" (1984) con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, premiatissimi in tutto il mondo ed ha vinto un Oscar per il miglior film in lingua straniera nel 1991, con una coproduzione italo-svizzera-tedesca: "The journey of hope" di Xavier Koller.
Enzo Porcelli è stato ed è ancora molto attivo nel campo della coproduzione internazionale.

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